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الأحد 24 نوفمبر 2013, 14:34
Baby squillo a Roma, interrogatorio choc l'arrestato: «Devo sfuttarle al massimo»
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ROMA - Davanti al giudice che li ha mandati in carcere i presunti sfruttatori di quelle ragazzine hanno negato. Si è difesa la mamma della più giovane di quelle baby squillo, che si prostituivano dopo una mattina tra i banchi. Responsabile di sfruttamento e istigazione alla prostituzione, secondo il procuratore aggiunto Maria Monteleone e il pm Cristina Macchiusi, la donna ha raccontato soltanto il rapporto con una figlia ”difficile”: «Era violenta - ha detto - mi ero rivolta alla Asl». E soprattutto ha respinto l’accusa più pesante: «Non ho mai preso soldi, mai saputo di appuntamenti».

Ma anche Mirko Ieni, uno degli uomini che guadagnava vendendo le due adolescenti, si è difeso: «Non sapevo fossero minorenni. Mi prostituisco anche io». Ieni non ha potuto smentire però quegli sms riportati nell’ordinanza, in quelle occasioni diceva con chiarezza di volere sfruttare le ragazzine guadagnando fino a 600 euro al giorno: «Se non le sfrutto ora non le sfrutto più». I contorni di questa squallida storia emergono solo parzialmente nelle parole degli indagati che, nel corso dell’interrogatorio di garanzia, davanti al gip Maddalena Cipriani, hanno tentato di difendersi.

LA MAMMA
«Ho due figli, il loro padre è stato completamente assente dopo la separazione. Non ci ha aiutato in nessun modo. Io ho avuto difficoltà nella gestione dei ragazzi, specie con Andrea (il nome è di fantasia)». Perché il fratello di Agnese, 14 anni, ha dei problemi sin dalla nascita. «Agnese, sin dal IV ginnasio ha cominciato ad avere atteggiamenti aggressivi. Anche per lei avevo chiesto supporto alla Asl Roma B. Agnese si vergognava della nostra condizione economica e diceva di odiare il fratello perché attribuiva a lui l’origine di tutti i nostri problemi economici». E ancora: «Agnese voleva uscire anche durante la settimana non solo il sabato. Avevamo spesso degli alterchi, ho chiamato due volte i carabinieri». Poi la mamma finita in manette ha raccontato al gip come non volesse che sua figlia frequentasse la compagna più grande, quella che secondo la procura l’avrebbe coinvolta nel giro di prostituzione: «Non volevo Angela (il nome è di fantasia) in casa mia, perché è ineducata vestiva in modo non adeguato alla sua età. È sguaiata». Eppure la mamma dell’altra ragazzina, la donna che ha fatto partire l’inchiesta dopo avere trovato i soldi nella borsa di sua figlia e ricevuto lettere anonime, aveva capito che qualcosa non andava. Ai carabinieri ha consegnato 40 pagine di messaggi telefonici e corrispondenza Whatsapp di Angela. E quelle conversazioni lasciano pochi margini ai dubbi.

«La mamma di Angela - ha detto a verbale la donna - venne un giorno da me e disse che le ragazze facevano cose strane. Venne d’estate, pensavo si riferisse ai tatuaggi oppure la fatto che bevessero. Agnese mi rassicurò sul fatto che non facevano nulla di strano, mi disse che aveva trovato un lavoretto in un bar. Quando tornava a casa con delle nuove scarpe mi diceva che gliele avevano regalate le amiche perché loro potevano permettersele». Poi replica all’accusa più terribile. Quella di avere preso soldi dalla figlia e di averla indotta a prostituirsi: «Non ho preso soldi da mia figlia. Nulla sapevo di appuntamenti. Non ho saputo gestire questa situazione. Non ho denunciato perché non sapevo con chi aveva a che fare mia figlia e avevo paura per lei. Non sapevo chi dovevo denunciare». Poi conclude: «Bene, sono contenta che è successa questa cosa: la volevo fermare in tutti i modi. La donna fornisce anche il nome dello psicologo della Asl che segue il figlio più piccolo e al quale si era rivolta.

L’UOMO
Non nega di essere nel giro Mirko Ieni, accusato di avere sfruttato le due ragazzine, affittando anche l’appartamento ai Parioli dove si prostituivano, procacciando i clienti e mettendosi in tasca parte degli incassi. Ma prova a difendersi accusando quello che i pm ritengono il suo sodale: Nunzio Pizzacalla, anche lui finito in manette: «Io mi prostituisco - a detto Ieni davanti al gip - le cose partivano da Nunzio, io forse davo una mano. Io mi prostituivo, non ho mai dato la droga alle ragazze». Poi ha tentato di ricostruire: «Le ragazze le ho conosciute in un ambiente notturno, loro facevano tardi la notte. Non sapevo la loro età. La più grande mi aveva detto che si era iscritta all'università. Anch'io mi prostituivo, c'era una complicità amichevole fra tutti quanti. Non ho mai avuto rapporti sessuali con loro, gli lasciavo casa mia perché mi fidavo. Gli lasciavo anche le chiavi. Stavano sempre in giro con il taxi, non ho mai forzato nessuno. Non ho mai minacciato nessuno. Se c’era il discorso da fare insieme prendevo qualcosa. Ma non sapevo che era minore. Eravamo complici, amici, ma non sapevo che erano minorenni. Mettevo gli annunci e rispondevo a ipotetici clienti. Ma era nata una bella amicizia fra noi e non ho mai chiesto una foto alle ragazze, nulla so del materiale pedo-pornografico. Non mi sarei mai permesso».

LE INDAGINI
Intanto gli accertamenti dei carabinieri del Nucleo investigativo vanno avanti. Oltre ai cinque arrestati e agli altrettanti indagati a piede libero, ci sarebbero clienti ancora da identificare, uomini pronti a pagare le due adolescenti. Poi i video. Nei computer e nel materiale sequestrato dieci giorni fa in casa degli arrestati si cercano le immagini e i filmati di cui Pizzacalla parlava al telefono e con i quali uno degli arrestati, Mario Michael De Quattro, è accusato di avere ricattato una delle ragazzine, minacciandola di piazzare su Facebook il video di un rapporto sessuale che aveva filmato. Invitava le ragazze a inviarglieli, tanto da essere accusato anche di detenzione di materiale pedo-pornografico. Adesso sarà il Tribunale del Riesame a valutare l’istanza di scarcerazione presentata da Agostino Mazzeo e Piergiorgio Micalizzi, legali del commercialista Riccardo Sbarra, anche lui finito in manette.

I DATI
Intanto vengono diffusi i dati sulla prostituzione minorile in Italia: secondo un'indagine qualitativa di Save the Children, nel 2010 il fenomeno dello sfruttamento sessuale dei minori è rimasto nel complesso stabile rispetto all'anno precedente, ma per quanto riguarda i circuiti indoor si è invece registrato un incremento. Secondo le stime, in Italia la baby squillo ha quasi sempre un «volto» straniero: molte minorenni rumene e nigeriane, di età prevalente tra 16 e 18 anni, meno spesso tra 14 e 16 anni. Il sommerso, però, riguarda soprattutto la prostituzione al chiuso (indoor) che rimane sconosciuta e incommensurabile. Come il caso delle baby prostitute romane. Secondo le testimonianze le ragazzine vengono sfruttate sia in appartamenti privati che in locali pubblici, come night club, e centri massaggi. La collocazione al chiuso, tuttavia, rende invisibili anche le persone e le loro condizioni, riducendo le possibilità di intervento degli operatori, di accesso ai servizi e di opportunità di aiuto. Rispetto all'età, l'indagine ha confermato che la maggior parte delle ragazze vittime di sfruttamento sessuale ha un'età compresa tra i 16 e i 18 anni. Tuttavia, in Calabria, nelle Marche e Abruzzo, in Veneto, Campania e Lazio è stata riportata anche la presenza di ragazze tra i 14 e i 16 anni. E proprio in questi casi, difficilmente si prostituiscono in strada. Quasi nessuna, tra l’altro, si dichiara minore, soprattutto durante i primi incontri con gli operatori sociali, probabilmente per paura e in seguito agli ordini ricevuti dagli sfruttatori.



المصدر: Arab Woorld


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